Via Andronico, otto anni dopo il crollo il quartiere non dimentica
Quasi tutti, probabilmente, alla Balduina, ricordano, anche a distanza di otto anni, quanto successe il 14 febbraio 2018, quando, verso le 17.30, crollò un tratto di via Livio Andronico, vicino all’incrocio con via Lattanzio, nel cantiere dove, dopo aver demolito l’Istituto Santa Maria degli Angeli, la società Ecolattanzio stava scavando per costruirvi tre palazzi. Nel crollo della strada, almeno sei auto parcheggiate precipitarono giù nell’area del cantiere per una decina di metri, e solo per un caso fortuito non vi furono feriti. Numerosi, però, furono i problemi che insorsero dopo il crollo, innanzitutto per gli abitanti di due palazzine che affacciano su quel tratto di strada, che furono sgomberate in via cautelativa per quasi un mese per effettuare verifiche sulla stabilità degli edifici, ma anche per quanti, magari, percorrevano quella strada, inizialmente chiusa anche al transito dei pedoni per circa tre settimane, poi riaperta, ma solo a questi ultimi, perché dovevano svolgersi i lavori di ripristino delle linee elettriche e telefoniche.
Solo dopo circa un anno e mezzo, al termine di questi lavori e del rifacimento della strada, via Andronico è stata finalmente riaperta anche al traffico delle auto. Nel frattempo, però, nel cantiere di via Lattanzio, dopo due o tre settimane di “stop” ai lavori in seguito al crollo, per le indagini sullo stesso, i lavori sono ripresi alacremente, e, nel giro di tre o quattro anni, sono stati realizzati i tre edifici previsti dal progetto iniziale. Non solo, ma la società costruttrice aveva presentato al Comune una variante per realizzare altri due piani, e alla fine, dopo vari periodi di sospensione dei lavori e di ricorsi legali su tale questione, e’ arrivato l’assenso del Comune a tale richiesta.
Tra l’altro, uno dei tre edifici, proprio quello su via Andronico, sembra rimasto incompleto, perché, ormai da parecchio tempo, non sono stati verniciati i terrazzi, sui quali sono visibili i mattoni allo stato “grezzo”. A ottobre scorso sono state pronunciate le condanne per il crollo, a un anno con pena sospesa per sei persone, accusate di concorso in crollo di costruzione colposo: lo smottamento si sarebbe verificato per carenze dei pali portanti della paratia di contenimento. Intanto, la gru a torre adoperata per l’esecuzione dei lavori, non più utilizzata e ormai degradata, non è stata rimossa e ancora sovrasta l’area del cantiere, come è stato segnalato dal Comitato Balduina’S, che circa tre settimane fa ha presentato un esposto a tal proposito, lamentando “una situazione di potenziale pericolo alla pubblica incolumità”. A ripercorrere tutta questa storia, ciò che più colpisce è stato l’atteggiamento delle istituzioni, che, a parte alcuni singoli consiglieri municipali ed esponenti politici locali di diversi partiti, sono state generalmente indifferenti e sorde alle lamentele e alle proteste dei residenti della Balduina, mentre sono apparse piuttosto accondiscendenti nei confronti della società costruttrice, che, alla fine, nonostante i disagi arrecati al quartiere, ha ottenuto pure il permesso di realizzare i due piani in più.


