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Comunità di prossimità. Una risposta civica alle fragilità della città contemporanea

Carlo Maria Breschi

1. La prossimità come paradigma sociale. In un’epoca segnata da frammentazione, individualismo e sfiducia nelle istituzioni, il concetto di prossimità emerge come uno dei paradigmi più promettenti per ripensare la vita collettiva, soprattutto nelle aree urbane. Parlare di prossimità non significa solo evocare una vicinanza fisica o affettiva, ma delineare una precisa postura civica: essere prossimi è scegliere di farsi carico del contesto in cui si vive, intrecciando relazioni, condividendo responsabilità, costruendo risposte a bisogni comuni. Le comunità di prossimità si sviluppano da questa visione: nascono dal basso, sono alimentate da relazioni di fiducia e rappresentano una forma evoluta di cittadinanza attiva, in cui le persone non sono meri utenti dei servizi pubblici, ma anche co-protagonisti della loro progettazione, gestione e cura.

2. Oltre il welfare formale, senza scivolare nell’assistenzialismo. Queste comunità si collocano tra l’azione dello Stato e quella del privato, intercettando bisogni che sfuggono sia alla logica del mercato che ai protocolli della pubblica amministrazione. Progettano attività che uniscono inclusione sociale, innovazione, cultura e sostenibilità, generando valore economico e benessere relazionale. Non si tratta di sostituire i servizi pubblici né di regredire a modelli caritatevoli: la prossimità non è beneficenza, ma mutualismo moderno, cooperazione tra pari, produzione dal basso di beni comuni. Il valore non è solo nel “fare”, ma nel modo di fare: relazionale, radicato, condiviso.

3. Il capitale sociale come risorsa trasformativa. Ciò che rende potenti le comunità di prossimità non è la quantità di risorse economiche a disposizione, ma la qualità delle relazioni che riescono ad attivare. Fiducia, cura, reciprocità, tempo donato, ascolto: sono questi gli ingredienti del capitale relazionale che tiene insieme le comunità e che consente alle azioni di radicarsi e prosperare nel tempo. Quando queste relazioni sono riconosciute e valorizzate, diventano un moltiplicatore di impatto: la manutenzione di una piazza, l’assistenza a un anziano, l’organizzazione di un evento culturale diventano esperienze trasformative, capaci di generare identità, coesione, autostima collettiva.

4. Balduina’S: un caso di prossimità urbana organizzata. Un esempio concreto di questa impostazione è l’esperienza di Balduina’S, attiva nel XIV Municipio di Roma. Balduina’S non è solo una rete di imprese o un comitato civico: è una comunità strutturata che ha fatto della prossimità il proprio criterio fondativo. La sua forza risiede nella capacità di connettere dimensioni diverse – economica, sociale, culturale, urbana – dentro un disegno coerente di rigenerazione territoriale. In un quartiere spesso trascurato dalle politiche pubbliche, Balduina’S ha attivato: il Welfare Point, un presidio di ascolto e orientamento per famiglie e fragilità sociali; Balduina Salute, che promuove la prevenzione e la sanità di prossimità in collaborazione con medici, farmacie e associazioni locali; Balduina Cultura, con eventi, laboratori, club del libro e festival che riscoprono l’identità comunitaria come bene comune; la campagna per la pedonalizzazione di Piazza della Balduina e l’adozione civica di Piazzale Socrate, due esempi di cura condivisa dello spazio urbano; il servizio di noleggio e-bike attivato con operatori locali lungo la ciclabile Monte Ciocci–Pineto, come forma concreta di mobilità sostenibile partecipata. A differenza di molte esperienze spontanee e informali, Balduina’S ha costruito un modello di prossimità formalizzata, capace di dialogare con le istituzioni, attrarre investimenti, partecipare a bandi pubblici e creare alleanze strategiche. È un laboratorio civico dove la prossimità non è solo ispirazione etica, ma anche strumento di governance, progettazione e visione.

5. Una prossimità fragile, ma generativa. È importante ricordare che la prossimità non è una condizione automatica: va costruita, facilitata, difesa. Le comunità possono produrre solidarietà, ma anche esclusione; possono rigenerare, ma anche stancarsi. La partecipazione è spesso discontinua, e il rischio di sovraccarico per chi si espone è reale. Per questo è necessario che le comunità di prossimità siano riconosciute, supportate e non strumentalizzate. Serve una cultura politica che veda in queste esperienze non una risorsa da usare quando lo Stato arretra, ma una parte fondamentale della democrazia sostanziale. Le istituzioni devono imparare a “fare con”, non a “fare per” o, peggio, a “non fare”.

6. Conclusione: verso un’urbanità prossima. Le comunità di prossimità rappresentano una risposta culturale prima ancora che sociale: contrastano l’anonimato, la delega, l’estraneità che caratterizzano molte aree urbane, restituendo senso all’abitare, al partecipare, al condividere. Il futuro delle città non può essere affidato solo alle grandi infrastrutture, ai piani regolatori o alle smart technologies. Serve anche una politica delle relazioni, dei legami, della cura. Serve una città che riconosca e valorizzi la prossimità come paradigma sociale , ma decisiva. Balduina’S dimostra che questo è possibile. E che, a partire da un quartiere, si può costruire una cittadinanza nuova, più vicina, più umana, più capace di futuro.

Carlo Maria Breschi

Luca Fiorucci
Comunità di prossimità. Una risposta civica alle fragilità della città contemporanea
27 Lug
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